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Avatar di Kafka SrL

11 anni fa scrissi un post sul mitico "Hic Rhodus" intitolato "Smettetela di mettere le foto dei bambini su Facebook". Era un tema 'caldo' ed era ben documentato, ma il post ricevette un numero incredibile di commenti, molti dei quali contrari e dubbiosi verso il mio allarme. Tu ci spieghi bene come le cose siano cambiate, assolutamente in peggio. Nel panorama urbano quotidiano (in autobus, nella sala d'attesa di un medico...) vedo continuamente adulti scrollare compulsivamente video con le musichine a palla, affiancati dai loro figli che guardano quel gesto, quel tipo di comportamento sociale. È un modo per passare il tempo, ingannare la noia, che è molto correlato alla classe sociale, all'istruzione e alla cultura, e mi sembra facile immaginare un prossimo futuro dove le élite più colte utilizzano con moderazione i social (o quel che di peggio ci riserva il futuro, ora con l'AI) mentre un'ampia base popolare ne rimarrà succube, nelle nuove forme che gli ingegneri del Web studieranno. Questo, in sostanza, dice anche la tua conclusione: la scuola, gli adulti... Soluzioni per una minoranza. Shoshana Zuboff - che tu citi - ha scritto il suo libro spaventoso nel 2019; è già roba vecchia, tutto è assai peggio. La mia personale forma di resistenza ai social è la ritirata; 2-3 anni fa li ho abbandonati tutti, senza eccezione, e sono approdato a Substack (unico social che frequento) solo da poco. Ma questa, ovviamente, può essere la mia risposta, non la soluzione. Vedo mio nipote di 14 ani e tremo. Grazie per l'ottimo articolo.

Avatar di Alessandro Brancati

Rendere la dipendenza digitale un reato è il modo perfetto per non affrontare il problema vero: chi progetta quei sistemi sa esattamente cosa sta facendo. È come multare chi beve troppo senza toccare chi gli vende l’alcol sapendo che è un minorenne. Il reato non è essere dipendenti. Il reato è costruire macchine progettate per creare dipendenza e poi fare finta di niente.

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